Christian Leperino

The sky in the car, experimental model

2010
Lost-wax casting, aluminium, lead, black patina, 5 x 19 x 7 cm, weight kg 3, Ed. of 3 + 1 AP
auto per sito

Cityscape/6

2010
Paint on polyvinyl chloride-PVC, 157 x 240 cm
Cityscape:6,  vernice su PVC, cm.157x240, 2010

Cityscape/7

2010
Paint on polyvinyl chloride-PVC, 157 x 240 cm
Cityscape:7, vernice su PVC, cm.157x240, 2010

Cityscape/9

2010
Paint on polyvinyl chloride-PVC, 157 x 240 cm
Cityscape, vernice su PVC cm. 157x240, 2010

Cityscape/10

2010
Paint on polyvinyl chloride-PVC, 157 x 240 cm
Cityscape:10, vernice su PVC, cm.157x240, 2010

Cityscape/12

2010
Paint on polyvinyl chloride-PVC, 157 x 240 cm
CITYSCAPE:12, 2010, Acrylic paint on PVC, 157 x 240 cm.

Human escape – pan

2010
Installation views, PAN-Palazzo delle Arti Napoli, Italy
1234

Human Escape

by Mario Franco

“Human Escape” di Christian Leperino, in mostra al Pan, dopo il grande successo ottenuto in Brasile, al Mac di Niteroi a Rio de Janeiro, conferma i temi e le tecniche di questo giovane artista, capace di elaborare complesse opere che gli consentono di instaurare un rapporto genuino e contemporaneamente sofisticato con le pratiche sociali. Il suo lavoro parte spesso da un’immediata cattura fotografica di volti e paesaggi suburbani per giungere a un’appropriazione profonda di significati non visibili. Le tecniche pittoriche di esecuzione evidenziano, quindi, una costruzione concettuale che proviene da una sorta d’insoddisfazione verso l’immagine naturalistica, che viene come macchiata e corrosa da sovrapposizioni di pigmenti eterogenei e demolenti. Così i grandi dipinti che propongono le immagini di metropoli desolate e inabitate, falansteri stagliati contro cieli lividi e tempestosi, vengono proposti come ritrovati dopo una catastrofe epocale.

In Brasile, nell’esposizione curata dalla Arteas di Maurizio Siniscalco, Leperino ha esposto un gigantesco Golem in creta, «l’Imperfetto e non sviluppato, l’esistenza che precede l’essenza» (come scriveva Zola a proposito del Golem di Meyrink) che ben sintetizzava la materia plasmabile di una società in piena e rigogliosa evoluzione. Per questa mostra napoletana, invece, Crhistian ha posto al centro delle sale espositive il simulacro inservibile di un’automobile distrutta e ricoperta di creta, metafora di una civiltà delle macchine che ha abbandonato l’utopia delle «magnifiche sorti e progressive» per un futuro incerto e drammatico.